martedì 28 febbraio 2012

Run

Decisamente non nato per farlo.
I sigari dicono tutto il contrario.
Il penale è la nuova frontiera. Mentre lo dico ho sotto gli occhi un testo completo sugli appalti pubblici. Non mi capirò, almeno per ora.
Mi arrabbio. Lentamente torno ad uno stato di quiescenza con me stesso. cosa vorrà dire poi lo sa soltanto Iddio.
Altro capitolo questo. Corso per diventare una buona guida per Sofia. Come se l'amore che provo e le cure che vorrei darle fossero insufficienti. Crescerà. Saremo amici. Lo siamo di già.
Vedo Alex sposarsi e mi chiedo una marea di cose. Poi passa la domenica. Non ho voglia di comunicare. Non ora, non in queste settimane. Poco interessato al fatto che il mondo mi capisca o meno. Ognuno fa ciò che vuole. E' la libertà il vero punto forte.

domenica 15 gennaio 2012

12 mesi

l'oggi di un anno fa ero accanto a mio fratello in quello che sapevo già sarebbe stato solo tra i secondi giorni più belli della sua vita. Ho saputo di aspettare una nipote nell'attesa del pranzo di S. Stefano. Ecco, decisamente mio fratello non ha mai avuto il senso del teatrale. I risultati, per, gli danno ragione.
Nel tempo che è passato sotto i ponti sono stato felice. Ora lo sono più di prima devo ammettere. La costruzione m'appassiona.

martedì 10 gennaio 2012

On line

Lo vedo dal pallino verde accanto al nome. Autoreferenziale nel senso che vorrei conoscere ogni pensiero che ti passa per mente e che, in fondo, vorresti condividere.
Abituato a fare cammini per più di una persona. Spalle larghe e sorriso sempre stampato a voler rassicurare. Se mai ci fossero parole non dette, almeno l'intuirle.
Confermo è sottoscrivo. Disarmante. La bellezza, ma quella era scontata. Misure da prendere. Anche questo rientra nella richiesta di fondo. Tempo. Anche se solo di fazzoletti stessi parlando. La felicità deriva dall'aver goduto di un gesto in particolare e di un ciao quasi a mezza voce.


lunedì 9 gennaio 2012

Oggi

I messaggi non sono il mio mezzo. Oggi lo sono stati. Ne ho ricevuti di bellissimi, di emozionanti, alcuni addirittura entrambe le sensazioni insieme.
C'è il sospetto che mia nipote possa essere mancina. Come quando è nata.
L'ho appreso mentre salivo a due a due le scale dell'ospedale, in quel caso, di casa, oggi.
Strano come mio fratello decida di comunicarmi cose importanti come questa così, con tre, quattro parole. Non mi aspettavo uno "spero che ti somigli"; non le augurerei questo. Mi piacerebbe solo che fosse infinitamente felice. Lavorerò anche per questo.
C'è il forte sospetto che la mia capacità di non interessarmi a persona sia in crisi.
Notizia è che sta accadendo. Tutt'altro che da poco.
Per me, è tipo lo scoprire di essere diventati destri tutto d'un colpo.
Ho anche avuto la conferma che mia madre, quando ha bisogno di parlare con me, avvia il discorso di spalle, sistemando i vestiti che ho già sistemato io.
Ho un buono spirito di osservazione. E' molto probabile che un nipote vede ciò che una figlia non può o non vuole vedere. Se ne stanno andando. Ho ammirato l'amore con cui mia nonna paterna ha curato, amato, convissuto con mio nonno. Ho imparato, allora, a capire le persone dallo sguardo, visto che s'era dimenticato tutte le parole. Ho imparato, oggi, ad ascoltare sempre le stesse storie. A consolare con la realtà di cosa è stato una madre che è anche figlia, pur con tutte le carenze del caso. Ammiro in diretta l'amore diverso di due persone che insieme hanno saputo costruirsi la loro felicità, disinteressandosi del resto. Se ne andranno insieme. Sarebbe ingiusto qualunque altra tempistica.
Oggi mi sono sentito vivo.

domenica 8 gennaio 2012

Forse un mattino andando (E. Montale)

E' così che dovrebbe essere.
Ho studi tecnici sulle spalle e devo dire che si sentono tutti. Ho un'esperienza relativa. Mi sono sempre cimentato in ciò in cui ho creduto e sognato. Nell'ideale credo sia il pregio migliore che un essere umano possa avere. Nella realtà delle mie giornate, ho appurato essere il limite invalicabile di ogni risposta che ho saputo trovare.
Credo poco a chi sostiene che l'importante sia il cammino. Senza scopo non si arriva. Ed allora aggiriamo il punto. A variare può essere lo scopo, non la sua esistenza.
Sostenitore accanito del toro che dev'essere preso per le corna. Dicono sia tipico dei capricorno. Non ne ho mai conosciuto uno vero, di capricorno intendo. Nati sotto il segno non significa esserlo. Divago. Il punto è altro. Sono le sensazioni e le emozioni.
Lo scopo, c'ho pensato e ripensato. Serve risposta. Oggi. Ho quella di oggi.
Migliorare la giornata.
Non ho mai puntato espressamente in alto. Cambio il mio mondo di giorno in giorno. Anche qui, un limite. Migliorare il mio di pari passo con quello altrui.
Ecco, si, direi è questo il mio scopo.

giovedì 5 gennaio 2012

Moleskine

Rossa. La più buona colazione del 2012.

http://www.youtube.com/watch?v=WPk9bhchAr4

giovedì 29 dicembre 2011

Buon non compleanno

L'ispirazione viene scrivendo. Non ho perso l'abitudine. E' solamente il torpore dato dai cambiamenti inevitabili. Tipo un lavoro. Tipo un conto corrente. Tipo una nipote che un po’ ti cambia. Vivo bene i miei compleanni. Li vivrei meglio se questo mio carattere non ostacolasse la naturalezza del mio voler essere. Tempo di bilanci diceva l'oroscopo. Il mio è in rosso. Rosso sangue direi.

La soddisfazione non fa parte di me. L'ho scoperto affittando il mio studio, assumendomi le mie responsabilità. Se lo si fa con serietà, allora può essere considerato un lavoro. Oggi no. Non lo dico, né lo so, per le circostanze. Oggi no perché penso ad un anno fa. Mi sono costate care tutte le scelte che ho fatto. La partita doppia di oggi dice che non c’ho guadagnato. Avrei potuto vivere un rapporto se solo sapessi comunicare. A volte penso che avrei potuto addirittura essere felice. Poi rifletto. E’ vero, non va. Poi realizzo che ieri sera a cena avevo l’ingombrante Carol, parte integrante di me. Che questo pomeriggio vedrò mia nipote, che i miei sono quasi felici di me.

Manca la mia vita. Ancora chiusa in trentatre metri quadrati.

Sono un fatalista. Umbria Jazz di qualche anno fa, un poeta da quattro soldi mi disse che da me ci si aspettano grandi cose. Gli ho creduto. In realtà sono felice.

venerdì 11 novembre 2011

E un pò l'orso che si risveglia in Vento di Passioni

Alla fine torna sempre. Ogni volta mi dico di non doverla più combattere, di non dovermi più comportare come se non stesse lì per farsi sentire di nuovo.
C'è stato un momento, dopo l'esame, in cui ho creduto che le cose potessero davvero cambiare. Per me in primis. Ed invece no.
Conosco qualcuna. La incontro, la conosco. Non le do il tempo di farsi conoscere, né di conoscere me e mi sento stretto. Ed allora evado. Dal nulla in realtà. Ma evado.
Torno alla mia giornata. Passeggiata con Iago, poi il tribunale. Il venerdì sera con Peppe, il Cimo ed il Sim. Il sabato a casa. Stanco per la raccolta delle olive o soltanto perchè c'è troppa gente in giro. Il caffè. Carol che risponde al telefono dicendo che richiama e poi non lo fa. Torno a mia nipote, a mia nonna che doveva morire quattro mesi fa ed invece ancora è qua a rompere. Torno alle aspettative dei miei. Torno alle mie di aspettative. Torno ad un lavoro che non c'è, alla mia voglia di farcela. Non basta. Non può bastare. Ed allora non chiedo ne pretendo che qualcuno capisca. Corro come il Forrest che ho postato. Il Dan a Miami mi fa pensare al se è questa la strada giusta. E se avessi seguito altre strade, altri sogni? Forse sarei lì. Forse. Ma sarei ugualmente bloccato. Voglio il rock degli ACDC, voglio le certezze che mi opprimono. Non vorrei mai ferire nessuno in questo cammino, ma se non ferisco non provo neppure a camminare. Legittima difesa è la mia scusante. Lo ammetto.
Serve a qualcosa? Mi sentissi in colpa, o sbagliato, servirebbe a qualcosa? Mi accetto. Mi piaccio. Nono voglio rotture. Non voglio progetti. Non voglio sapere cosa farò domani sera. Non ora. Non ieri. Di certo non domani. Ho il mio equilibrio. Non voglio chiudermi e riccio come mio solito. Non so fare altro però.
E un pò l'orso che si risveglia in Vento di Passioni.

martedì 1 novembre 2011

So di non sapere

"Il desiderare sempre il meglio è una delle ragioni di vivere. [...] La gioia dei risultati ottenuti deve essere sempre accompagnata da una tacita riserva mentale. Quel che so, che ho imparato, è niente in confronto a quello che non so. E' questa una riserva che deve accompagnare l'uomo sino alla fine della vita. Ciò non vuol dire che nella vita non occorra decidersi, e nel dubbio fare come l'asino di Buridano, che se ne sta fermo al bivio. Purtroppo la scelta non è mai netta: fra il bene e il male. [...] L'essenziale è di essere persuasi di non sapere. [...] Se si è persuasi di sapere certamente si adotta una via sbagliata; poiché essendo infinite le cose da sapere, e conoscendone soltanto pochissime, soltanto per miracolo quelle pochissime sono buone moralmente e vere logicamente ed il rischio di sbagliare è veramente grande."

Luigi Einaudi
(da una lettera del 23 agosto 1953 al nipote Luigi Roberto)

lunedì 24 ottobre 2011

Paramenti

Nell’arrivare alle nove meno un quarto nell’aula d’udienza della Corte d’Appello di Perugia si rischia di sentire il profumo della giustizia. Profumo effimero, è naturale, ma pur sempre profumo di qualcosa che non si avverte quanto si dovrebbe.
Nell’arrivare alle nove meno un quarto si ha la certezza di aver varcato la porta ancora prima dell’ausiliario cancellerie. Vale a dire luci spente, nessun fascicolo. Nessuna toga sui banchi della difesa o della procura. La scena che ne segue l’avrei intitolata “Paramenti”.
Devo giurare. E’ una formalità, mi rendo conto pure di questo, ma è forse esattamente questo a portare all’attenzione il cerimoniale delle nove meno dieci di mattina.
Entra l’ausiliarie. Mi saluta. Ne avrà visti mille come me. Con sguardo rassicurante mi dice “non sono io la cancelliera. Ma gliela chiamo e l’avverto che deve prestare giuramento”. Le dico di non preoccuparsi. Aspetterò. Non posso fare altro.
Si accendo le luci. Gli affreschi si illuminano. Un balzo al cuore quando l’ausiliario prova i microfoni. Arrivano pure i fascicoli, le toghe. Di corsa arriva la stenografa. Ha una borsa dall’alto tasso di tecnologia. Ecco il portale, i cavi, i cellulari. Il tutto insomma. Passano altri minuti. Arriva un avvocato da fuori. Cerca un fascicolo che non c’è ancora. Arriverà.
Mi chiede se sono la sua parte civile. No, rispondo io. Devo solo prestare giuramento. In bocca al lupo mi dice lui. Ne avrà bisogno. Usi il presente, controbatto io. Così potrò iniziare con il piede giusto. Sorride.
Arriva la cancelleria. E’ nervosa. Piena di appunti. Alcuni avvocati le si avvicinano. Alcuni per salutarla. Lei ricambia calorosamente. Altri per farle domande. Non è il momento. Mi vede. Mi chiama e mi dice di prepararmi.
Indossi la toga. Il Collegio sta per arrivare. Io rido. Non avevo mai messo la toga. Ride pure lei. Però le dona. Dovrebbe venire più spesso da queste parti. Anche l’avvocato di prima concorda. Suona la campanella. Entra il Collegio. Fermi tutti, manca ancora la Procura Generale. Arriva. Siamo pronti. L’aria di paramenti è scomparsa. Il Presidente mi invita a prestare giuramento. Lo leggo. Non so se lo sento. Lo pronuncio. Firma mia, firma sua. E’ andata. Manca quella della Procura. L’appone con tanti auguri. Ricambio. Saluto tutti. Tolgo la toga e inizio.