martedì 28 febbraio 2012
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domenica 15 gennaio 2012
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martedì 10 gennaio 2012
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lunedì 9 gennaio 2012
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domenica 8 gennaio 2012
Forse un mattino andando (E. Montale)
giovedì 5 gennaio 2012
giovedì 29 dicembre 2011
Buon non compleanno
L'ispirazione viene scrivendo. Non ho perso l'abitudine. E' solamente il torpore dato dai cambiamenti inevitabili. Tipo un lavoro. Tipo un conto corrente. Tipo una nipote che un po’ ti cambia. Vivo bene i miei compleanni. Li vivrei meglio se questo mio carattere non ostacolasse la naturalezza del mio voler essere. Tempo di bilanci diceva l'oroscopo. Il mio è in rosso. Rosso sangue direi.
La soddisfazione non fa parte di me. L'ho scoperto affittando il mio studio, assumendomi le mie responsabilità. Se lo si fa con serietà, allora può essere considerato un lavoro. Oggi no. Non lo dico, né lo so, per le circostanze. Oggi no perché penso ad un anno fa. Mi sono costate care tutte le scelte che ho fatto. La partita doppia di oggi dice che non c’ho guadagnato. Avrei potuto vivere un rapporto se solo sapessi comunicare. A volte penso che avrei potuto addirittura essere felice. Poi rifletto. E’ vero, non va. Poi realizzo che ieri sera a cena avevo l’ingombrante Carol, parte integrante di me. Che questo pomeriggio vedrò mia nipote, che i miei sono quasi felici di me.
Manca la mia vita. Ancora chiusa in trentatre metri quadrati.
Sono un fatalista. Umbria Jazz di qualche anno fa, un poeta da quattro soldi mi disse che da me ci si aspettano grandi cose. Gli ho creduto. In realtà sono felice.
venerdì 11 novembre 2011
E un pò l'orso che si risveglia in Vento di Passioni
martedì 1 novembre 2011
So di non sapere
Luigi Einaudi
(da una lettera del 23 agosto 1953 al nipote Luigi Roberto)
lunedì 24 ottobre 2011
Paramenti
Nell’arrivare alle nove meno un quarto si ha la certezza di aver varcato la porta ancora prima dell’ausiliario cancellerie. Vale a dire luci spente, nessun fascicolo. Nessuna toga sui banchi della difesa o della procura. La scena che ne segue l’avrei intitolata “Paramenti”.
Devo giurare. E’ una formalità, mi rendo conto pure di questo, ma è forse esattamente questo a portare all’attenzione il cerimoniale delle nove meno dieci di mattina.
Entra l’ausiliarie. Mi saluta. Ne avrà visti mille come me. Con sguardo rassicurante mi dice “non sono io la cancelliera. Ma gliela chiamo e l’avverto che deve prestare giuramento”. Le dico di non preoccuparsi. Aspetterò. Non posso fare altro.
Si accendo le luci. Gli affreschi si illuminano. Un balzo al cuore quando l’ausiliario prova i microfoni. Arrivano pure i fascicoli, le toghe. Di corsa arriva la stenografa. Ha una borsa dall’alto tasso di tecnologia. Ecco il portale, i cavi, i cellulari. Il tutto insomma. Passano altri minuti. Arriva un avvocato da fuori. Cerca un fascicolo che non c’è ancora. Arriverà.
Mi chiede se sono la sua parte civile. No, rispondo io. Devo solo prestare giuramento. In bocca al lupo mi dice lui. Ne avrà bisogno. Usi il presente, controbatto io. Così potrò iniziare con il piede giusto. Sorride.
Arriva la cancelleria. E’ nervosa. Piena di appunti. Alcuni avvocati le si avvicinano. Alcuni per salutarla. Lei ricambia calorosamente. Altri per farle domande. Non è il momento. Mi vede. Mi chiama e mi dice di prepararmi.
Indossi la toga. Il Collegio sta per arrivare. Io rido. Non avevo mai messo la toga. Ride pure lei. Però le dona. Dovrebbe venire più spesso da queste parti. Anche l’avvocato di prima concorda. Suona la campanella. Entra il Collegio. Fermi tutti, manca ancora la Procura Generale. Arriva. Siamo pronti. L’aria di paramenti è scomparsa. Il Presidente mi invita a prestare giuramento. Lo leggo. Non so se lo sento. Lo pronuncio. Firma mia, firma sua. E’ andata. Manca quella della Procura. L’appone con tanti auguri. Ricambio. Saluto tutti. Tolgo la toga e inizio.