giovedì 1 luglio 2010
Occhiali nuovi
mercoledì 23 giugno 2010
Riserva. A sciglimento il rinvio.
Carte poco mescolate così da poterne comprendere il meccanismo. Oliato da tempo e tanto non basta. In fondo è come quando si era al campetto. Porta a porta quando si è in due, ma se son arrivati tutti si gioca a dovere e ci si stanca quando il compagno non è all’altezza. Stop e passaggio, almeno sui fondamentali.
Capisco, questo si. L’ho provato al campetto e lo provo ora. Non mi ferisce, mi allevia. La ferita c’è stata semmai prima. E che non ci s’interroghi sulla legittimità o meno del taglio. Non lo permetto. Servirebbe aver la fiducia nel credere e non ne sento. Come Biagio, arrabbiato mai mai. Con nessuno per l’aggiunta.
Tanto a ragionar su maturità e l’esser uomo, nelle loro vesti contrarie.
Manca l’aria, istinto vuole che si ricalibri il respiro.
mercoledì 16 giugno 2010
Voglio la mia contropestazione
martedì 15 giugno 2010
Tira tira che l'erba cresce
Nell'uso della ragione, perchè è più nobile.
Ho sbagliato e risbagliato. Son stato perdonato, rimesso a posto, in riga.
Ho pianto, spessissimo.
Forse ho fatto l'errore più grande quando son cambiato. Ho fatto credere normale lo straordinario.
Giustifico il non capir le mie ragioni, non il non volerle ascoltare.
Fosse questione di principio anche per me sarebbe sbagliato. E' segno d'affetto, di quello che dolente ho nolete richiesto a turni di 24h.
Mi rendo conto esser forse troppo, ma questo son io.
lunedì 14 giugno 2010
Bill (of right), pleas!
Ed allora che costanza sia. Che impari a non dimenticarmi di passi miei, e che m'importi meno di quello che mi si fa notare come non ancora fatto. Ho fiducia e questo non è bene.
Il sorriso che non se ne va, quando la consapevolezza di non esser intuito diventa certezza. Strada da fare o semplice sentiero da percorrere.
Sperando non esser salato.
lunedì 7 giugno 2010
Dipinto
Pennello grande. Vado di rosso. Traccio gli angoli. L'intensità e la passionalità con cui vivo i miei pensieri stavolta la releghiamo sullo sfondo. Tre su quattro. Troppa simmetria potrebbe nuocere. Non sia mai che qualcuno mi possa capire. Linee che seguo i bordi e tornano a metà via. Grumo di colore. Sin da subito. Stacco il pennello e ne traccio altre due. Mezze diagonali direi. Convergono. Abbiamo il vero del dipinto. Il rosso chiama il blu. Ne butto parecchio nella tavolozza. Vado a rimarcar tutte le linee. Son solo cinque ma serve spessore. Il blu è il colore della profondità. Ne auspico più di quanto questo mondo possa darne. Troppa schiettezza. Serve confusione. Allora il giallo. Stavolta pennello sottile. Dal centro. Servono le lancette dell'orologio. Il tempo per me è la misura base. Di getto, diciamo che sono le cinque e cinquanta. Il cinque in Africa è un numero portafortuna. Lo uso. Lo faccio mio. Siamo al giallo. Ecco il bianco. Vicino, sopra. A rimarcar tutto. Tranne il rosso. Quello non si tocca. Saltinbanco ed ecco il nero. Gran parte pure per lui. Con nero dipingo spirale su sfondo bianco. Alla destra, in basso. Ripasserò dentro col viola. Mischierò i colori.
giovedì 3 giugno 2010
Abracadabra
Mi apro a mò di libro, restando chiuso a mò di riccio. Che passi l’ossimoro e si manifesti il significato. Serve coraggio. Quello c’è. Mi domando se c’è n’è talmente tanto da esser scritto con la C, o se è solo quello di chi non deve combattere le battaglie vere. Festa della Repubblica, mi chiedo se sarei stato in grado di difenderla o ancor più di conquistarla. Fortunato nel non dovermi porre il problema.
Tornado a pesce, auspico la conoscenza. Perciò chiedo possibilità. Merce rara come il grano buono in questi tempi. Ed allora cosa valgo? Valgo un numero, un pasto, una notte. Valgo ciò che mi sento di valere. Niente meno di quel che voglio. Ognuno dovrebbe volere ciò che può. Prof. Siro, squallido uomo, esimio giurista. Lo stesso per cui a volte nella via vi è un’accelerazione. Fu la dedica alla prima occasione. Mi sento appassionato. Penso addirittura di esserlo.
sabato 29 maggio 2010
Mentre parlava Guttemberg
Al di fuori del tempo esistono i momenti che, al di fuori dello spazio portano luoghi e distanze. Aldi fuori dei sentimenti esistono le emozioni che, deviando dal previsto portano al sentito.
Nessun gioco di parole per l’umiltà di conoscersi, la promessa d’accettarsi e, perché no, quella di sapersi semplice illusionista.
Al solito, il trucco c’è e si vede.
Per definizione si cresce nelle ricorrenze. Domani ricorre il giorno in cui ci si sveste del grembiulino. Paresse poco non mi sarebbe venuta a trovare: Sua maestà l’ispirazione.
Il rispetto di cui al pranzo; gli sconti di cui alla parte di me; il solito pallino del perché. Quasi dimenticavo l’onestà. Ed allora sia.
Non me ne importa. Ecco perché non ne chiedo. Erro, sbaglio, cado e mi rialzo. Facile, m’han detto, farlo da solo. Più stupido che facile mi sento d’aggiungere. Facile è confondere la superficie con le fondamenta, facile è non conoscere. Anche e pure legittimo però. Ad ognuno il suo. E’ così che funziona.
Mischio le carte, che non son solo tre. La mia donna. Altro filone.
Sempre fuor di saldo; bastian contrario che ancora non ha capito che le aspettative logicamente seguono e non precedono. In alto i calici, che si brindi.
Alla natura dello scorpione ed a quella della rana; all’amico georgiano ed all’usanza di contare i giorni in cui non si è stati soli.
Avenguda Meridiana. Linea Rossa direzione fondo. Fabra I Puig la fermata. Non so perché ora, ma ne sento la mancanza. La costanza del filo rosso, forse ecco il legame. In mente i metri da fare, il caffè americano. Il profumo della fantasia e le forme dell’ispirazione. Colori, sempre loro. L’impaccio della prima volta, la naturalezza di quelle venute dopo. Se dubbio c’è da essere, che sia sull’essere stesso. Sono la mia casa, la mia camera, le mie scelte, i miei errori; sono la mia riservatezza che non si vede, che riservatezza sarebbe altrimenti? Sono Cruyff ed il mio campetto. Sono anche San Pietro alle quattro del mattino, la mille miglia e piazza Cavour e l’altare della patria. Paresse poco avrei pensato inutilmente.
lunedì 17 maggio 2010
Ric is came back!
Serve ordine per capire se stessi, work in progress.