lunedì 14 giugno 2010

Bill (of right), pleas!

Ecco qui a domandar il conto, a sentir batter cassa e controllarmi nelle tasche alla ricerca degli spicci, sperando che bastino. Che dopo anni ancora non mi si conosca non ci credo. Preferisco credere che mi s'ignori; che mi si reputi caro come la mezza minerale all'aeroporto. Questo avrebbe un senso. Perchè per me, senso, ce l'hanno la maggior parte delle cose di questo mondo. Ed allora la scelta consapevole va nella direzione avverso alla mia. Non so se è vero che gli uomini rifuggono dal confronto. So che per me rappresenta tappa inutile. Al sorgere della necessità di affrontare un problema, quello è già bello che adulto e legarlo sul passeggino a dir poco mi pare stupido.
Ed allora che costanza sia. Che impari a non dimenticarmi di passi miei, e che m'importi meno di quello che mi si fa notare come non ancora fatto. Ho fiducia e questo non è bene.
Il sorriso che non se ne va, quando la consapevolezza di non esser intuito diventa certezza. Strada da fare o semplice sentiero da percorrere.
Sperando non esser salato.

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