lunedì 7 giugno 2010

Dipinto

Tela piccola. Direi un raffaellino, per iniziare.
Solita regola: ad ogni emozione un colore, ad ogni colore una forma. Colori puri, non diluiti. Si accettano solo cieleste e rosa, perchè fan parte della mia natura. Non s'è mai visto dipinto regalar serenità senza il primo e umanità senza il secondo.
Pennello grande. Vado di rosso. Traccio gli angoli. L'intensità e la passionalità con cui vivo i miei pensieri stavolta la releghiamo sullo sfondo. Tre su quattro. Troppa simmetria potrebbe nuocere. Non sia mai che qualcuno mi possa capire. Linee che seguo i bordi e tornano a metà via. Grumo di colore. Sin da subito. Stacco il pennello e ne traccio altre due. Mezze diagonali direi. Convergono. Abbiamo il vero del dipinto. Il rosso chiama il blu. Ne butto parecchio nella tavolozza. Vado a rimarcar tutte le linee. Son solo cinque ma serve spessore. Il blu è il colore della profondità. Ne auspico più di quanto questo mondo possa darne. Troppa schiettezza. Serve confusione. Allora il giallo. Stavolta pennello sottile. Dal centro. Servono le lancette dell'orologio. Il tempo per me è la misura base. Di getto, diciamo che sono le cinque e cinquanta. Il cinque in Africa è un numero portafortuna. Lo uso. Lo faccio mio. Siamo al giallo. Ecco il bianco. Vicino, sopra. A rimarcar tutto. Tranne il rosso. Quello non si tocca. Saltinbanco ed ecco il nero. Gran parte pure per lui. Con nero dipingo spirale su sfondo bianco. Alla destra, in basso. Ripasserò dentro col viola. Mischierò i colori.

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