Mi ritrovo nell'amore che lo cantano la Nannini e Paolo Conte; nelle sette di pomeriggio di quei giorni che dall'inverno portano dritti dritti alla primavera; nella carta da lettere, nella brutta e nella bella copia, perchè no.
Serve tempo, non lo nego. Stavolta ha ragione Tiziano.
Mi ritrovo nell'esercizio e nel lento scorrere delle cose, visto dalla mia velocità e dalla percezione di quella degli altri. Oggi ricordo. Profumo e ragioni, che nè son solo una nè son trine, ma solo molteplici.
Mi ritrovo nelle scale e nelle vie strette, nei quartieri della città vecchia e nelle cime delle mie colline, Arale su tutti.
In un paio di strade che faccio più spesso di quanto son disposto ad ammettere, nella loro lunghezza e, perchè no, nella loro lentezza.
Mi ritrovo molto nelle cose non dette, nella speranza che siano comunque carpite.
Forse in un mattino andando vedrò compirsi il (mio di) miracolo di Eugenio, nel frattempo lo imparo a conoscere. Lo descrivo per poterlo finalmente disegnare e per poi infine colorarlo.
Mi ritrovo soprattutto nella pentola d'oro dalla quale partono, non si sa come o dove, i colori di cui mi servo.
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