martedì 20 ottobre 2009

I'm just a little late

Che è concetto un pò intraducibile.
Nome senza acronimo e già qui si parte con un handicap di un paio di tiri.
Dò la bordata sperando nel vento, nel fatto che abbiamo diligentemente potato gli alberi e, perchè no, nel culo dei principianti. Avrei volentieri gridato spaghetti, ma gridavo sbagliato anche sul tatami. Correggermi ora a mezza via mi pare poco coerente con me stesso.
Che poi l'errore perseverato verso ovest ha una qualcerta propensione a diventar consuetudine.
Il che riporta dritto dritto al kiai. Eran cazzi fitti fitti.
Lascia star la contrazione del muscolo, lascia star la storiella del momento topico, lascia star tutto quello che m'hanno provato ad insegnar.
Veniva da solo, quando voleva e senza avvertire. Usciva dalla bocca di forza. I denti che eran serrati si spalancavo per un paio di secondi. Quasi che quel fiato affaticato dovesse imprimere la velocità e la forza necessari.
Significava che avevo già dato, ma anche che ero in giornata e che da lì in poi ancora c'è ne sarebbe stato. E' la sensazione che ricordo meglio.
Fatto sta che se resto sul fairway è tutto più facile.
Serve concentrazione, freddezza, raziocinio e preparazione atletica. Esattamente tutto quello che non ho. Il rischio della bordata da lontano sta pure in questo.
Sono in ritardo sulle coincidenze, e qui i treni c'entrano poco ma c'entran per forza.
Sono in ritardo e non son neanche nei pressi della stazione.
Ne conosco una più corta, ovvero droppo. Il che mi costa un paio di tiri in più ma tanto ormai per il par la veggo buia.
Ed allora il giro lungo va benissimo.

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