Vaglielo a spiegare tu, a chi non ne sa niente, come si liscia un legno, come si trova il nord e come si lega l’amo. Perché se sai fare questo, allora il resto è uno scherzo.
Bada bene, non ti ho chiesto di spiegarmi come si usa una pialla o la bussola.
Non ti chiedo neanche di descrivermi quale dei mille nodi è il più adatto a non far scappare il pesce. Ti ho chiesto e ti sto chiedendo altro.
Sarebbe a dire, ti chiedo di trasmettere qualcosa.
Sai farlo? Sai insegnarmi lasciandoti guardare? Anche i segreti, s’intende!
Credo di si. Almeno, nel momento in cui t’ho conosciuto, ho creduto di si.
Questo significa che non lo credi più?
Forse significa solo che non me lo domando più. Anche questo è diverso.
Ho preso atto, nel corso del tempo, di avere un modo mio di far tutto ciò che tu mi chiedi di mostrarti. Credo che tu possa apprenderlo, ma non credo che tu possa comprenderlo. Non vedo perciò l’utilità di tanto parlare.
L’utilità sta nel voler capire i tuoi gesti, per sentirne ed apprezzarne il significato.
Ripeto, non credo che tu possa comprenderlo.
Perché dici così?
La storia dice che gli uomini son tutti diversi. Ed ha maledettamente ragione. Potremmo forse un giorno fare quel maledetto noto allo stesso modo, ma mai sarà uguale. Non lo è dall’inizio delle ragioni. Se il pesce lo prendo io, di certo non lo ributterò in acqua perché abbocchi al tuo di amo.
Non ti capisco. Io non voglio pescare pesce. Non mi interessa niente del legno. Tutto ciò interessa te, ed io vorrei capire.
La presunzione è un’ottima qualità. L’onesta però lo è ancora di più.
Onesta? E che significa? Adesso da dove spunta l’onestà?
Tu mi chiedi se posso mostrarti chi sono. Tu vuoi sapere chi sono.
Si può fare. Molti lo fanno e perché non noi. Che domande. Non noi perché in noi c’è qualcosa di sbagliato.
E da che l’hai capito?
Da ora, in ultimo.
Bada bene, non ti ho chiesto di spiegarmi come si usa una pialla o la bussola.
Non ti chiedo neanche di descrivermi quale dei mille nodi è il più adatto a non far scappare il pesce. Ti ho chiesto e ti sto chiedendo altro.
Sarebbe a dire, ti chiedo di trasmettere qualcosa.
Sai farlo? Sai insegnarmi lasciandoti guardare? Anche i segreti, s’intende!
Credo di si. Almeno, nel momento in cui t’ho conosciuto, ho creduto di si.
Questo significa che non lo credi più?
Forse significa solo che non me lo domando più. Anche questo è diverso.
Ho preso atto, nel corso del tempo, di avere un modo mio di far tutto ciò che tu mi chiedi di mostrarti. Credo che tu possa apprenderlo, ma non credo che tu possa comprenderlo. Non vedo perciò l’utilità di tanto parlare.
L’utilità sta nel voler capire i tuoi gesti, per sentirne ed apprezzarne il significato.
Ripeto, non credo che tu possa comprenderlo.
Perché dici così?
La storia dice che gli uomini son tutti diversi. Ed ha maledettamente ragione. Potremmo forse un giorno fare quel maledetto noto allo stesso modo, ma mai sarà uguale. Non lo è dall’inizio delle ragioni. Se il pesce lo prendo io, di certo non lo ributterò in acqua perché abbocchi al tuo di amo.
Non ti capisco. Io non voglio pescare pesce. Non mi interessa niente del legno. Tutto ciò interessa te, ed io vorrei capire.
La presunzione è un’ottima qualità. L’onesta però lo è ancora di più.
Onesta? E che significa? Adesso da dove spunta l’onestà?
Tu mi chiedi se posso mostrarti chi sono. Tu vuoi sapere chi sono.
Si può fare. Molti lo fanno e perché non noi. Che domande. Non noi perché in noi c’è qualcosa di sbagliato.
E da che l’hai capito?
Da ora, in ultimo.
2 commenti:
Fitzgerald?
Fuocerello. Pensa a lui, aggiungi barba e togli capelli!
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