domenica 8 gennaio 2012

Forse un mattino andando (E. Montale)

E' così che dovrebbe essere.
Ho studi tecnici sulle spalle e devo dire che si sentono tutti. Ho un'esperienza relativa. Mi sono sempre cimentato in ciò in cui ho creduto e sognato. Nell'ideale credo sia il pregio migliore che un essere umano possa avere. Nella realtà delle mie giornate, ho appurato essere il limite invalicabile di ogni risposta che ho saputo trovare.
Credo poco a chi sostiene che l'importante sia il cammino. Senza scopo non si arriva. Ed allora aggiriamo il punto. A variare può essere lo scopo, non la sua esistenza.
Sostenitore accanito del toro che dev'essere preso per le corna. Dicono sia tipico dei capricorno. Non ne ho mai conosciuto uno vero, di capricorno intendo. Nati sotto il segno non significa esserlo. Divago. Il punto è altro. Sono le sensazioni e le emozioni.
Lo scopo, c'ho pensato e ripensato. Serve risposta. Oggi. Ho quella di oggi.
Migliorare la giornata.
Non ho mai puntato espressamente in alto. Cambio il mio mondo di giorno in giorno. Anche qui, un limite. Migliorare il mio di pari passo con quello altrui.
Ecco, si, direi è questo il mio scopo.

giovedì 5 gennaio 2012

Moleskine

Rossa. La più buona colazione del 2012.

http://www.youtube.com/watch?v=WPk9bhchAr4

giovedì 29 dicembre 2011

Buon non compleanno

L'ispirazione viene scrivendo. Non ho perso l'abitudine. E' solamente il torpore dato dai cambiamenti inevitabili. Tipo un lavoro. Tipo un conto corrente. Tipo una nipote che un po’ ti cambia. Vivo bene i miei compleanni. Li vivrei meglio se questo mio carattere non ostacolasse la naturalezza del mio voler essere. Tempo di bilanci diceva l'oroscopo. Il mio è in rosso. Rosso sangue direi.

La soddisfazione non fa parte di me. L'ho scoperto affittando il mio studio, assumendomi le mie responsabilità. Se lo si fa con serietà, allora può essere considerato un lavoro. Oggi no. Non lo dico, né lo so, per le circostanze. Oggi no perché penso ad un anno fa. Mi sono costate care tutte le scelte che ho fatto. La partita doppia di oggi dice che non c’ho guadagnato. Avrei potuto vivere un rapporto se solo sapessi comunicare. A volte penso che avrei potuto addirittura essere felice. Poi rifletto. E’ vero, non va. Poi realizzo che ieri sera a cena avevo l’ingombrante Carol, parte integrante di me. Che questo pomeriggio vedrò mia nipote, che i miei sono quasi felici di me.

Manca la mia vita. Ancora chiusa in trentatre metri quadrati.

Sono un fatalista. Umbria Jazz di qualche anno fa, un poeta da quattro soldi mi disse che da me ci si aspettano grandi cose. Gli ho creduto. In realtà sono felice.

venerdì 11 novembre 2011

E un pò l'orso che si risveglia in Vento di Passioni

Alla fine torna sempre. Ogni volta mi dico di non doverla più combattere, di non dovermi più comportare come se non stesse lì per farsi sentire di nuovo.
C'è stato un momento, dopo l'esame, in cui ho creduto che le cose potessero davvero cambiare. Per me in primis. Ed invece no.
Conosco qualcuna. La incontro, la conosco. Non le do il tempo di farsi conoscere, né di conoscere me e mi sento stretto. Ed allora evado. Dal nulla in realtà. Ma evado.
Torno alla mia giornata. Passeggiata con Iago, poi il tribunale. Il venerdì sera con Peppe, il Cimo ed il Sim. Il sabato a casa. Stanco per la raccolta delle olive o soltanto perchè c'è troppa gente in giro. Il caffè. Carol che risponde al telefono dicendo che richiama e poi non lo fa. Torno a mia nipote, a mia nonna che doveva morire quattro mesi fa ed invece ancora è qua a rompere. Torno alle aspettative dei miei. Torno alle mie di aspettative. Torno ad un lavoro che non c'è, alla mia voglia di farcela. Non basta. Non può bastare. Ed allora non chiedo ne pretendo che qualcuno capisca. Corro come il Forrest che ho postato. Il Dan a Miami mi fa pensare al se è questa la strada giusta. E se avessi seguito altre strade, altri sogni? Forse sarei lì. Forse. Ma sarei ugualmente bloccato. Voglio il rock degli ACDC, voglio le certezze che mi opprimono. Non vorrei mai ferire nessuno in questo cammino, ma se non ferisco non provo neppure a camminare. Legittima difesa è la mia scusante. Lo ammetto.
Serve a qualcosa? Mi sentissi in colpa, o sbagliato, servirebbe a qualcosa? Mi accetto. Mi piaccio. Nono voglio rotture. Non voglio progetti. Non voglio sapere cosa farò domani sera. Non ora. Non ieri. Di certo non domani. Ho il mio equilibrio. Non voglio chiudermi e riccio come mio solito. Non so fare altro però.
E un pò l'orso che si risveglia in Vento di Passioni.

martedì 1 novembre 2011

So di non sapere

"Il desiderare sempre il meglio è una delle ragioni di vivere. [...] La gioia dei risultati ottenuti deve essere sempre accompagnata da una tacita riserva mentale. Quel che so, che ho imparato, è niente in confronto a quello che non so. E' questa una riserva che deve accompagnare l'uomo sino alla fine della vita. Ciò non vuol dire che nella vita non occorra decidersi, e nel dubbio fare come l'asino di Buridano, che se ne sta fermo al bivio. Purtroppo la scelta non è mai netta: fra il bene e il male. [...] L'essenziale è di essere persuasi di non sapere. [...] Se si è persuasi di sapere certamente si adotta una via sbagliata; poiché essendo infinite le cose da sapere, e conoscendone soltanto pochissime, soltanto per miracolo quelle pochissime sono buone moralmente e vere logicamente ed il rischio di sbagliare è veramente grande."

Luigi Einaudi
(da una lettera del 23 agosto 1953 al nipote Luigi Roberto)

lunedì 24 ottobre 2011

Paramenti

Nell’arrivare alle nove meno un quarto nell’aula d’udienza della Corte d’Appello di Perugia si rischia di sentire il profumo della giustizia. Profumo effimero, è naturale, ma pur sempre profumo di qualcosa che non si avverte quanto si dovrebbe.
Nell’arrivare alle nove meno un quarto si ha la certezza di aver varcato la porta ancora prima dell’ausiliario cancellerie. Vale a dire luci spente, nessun fascicolo. Nessuna toga sui banchi della difesa o della procura. La scena che ne segue l’avrei intitolata “Paramenti”.
Devo giurare. E’ una formalità, mi rendo conto pure di questo, ma è forse esattamente questo a portare all’attenzione il cerimoniale delle nove meno dieci di mattina.
Entra l’ausiliarie. Mi saluta. Ne avrà visti mille come me. Con sguardo rassicurante mi dice “non sono io la cancelliera. Ma gliela chiamo e l’avverto che deve prestare giuramento”. Le dico di non preoccuparsi. Aspetterò. Non posso fare altro.
Si accendo le luci. Gli affreschi si illuminano. Un balzo al cuore quando l’ausiliario prova i microfoni. Arrivano pure i fascicoli, le toghe. Di corsa arriva la stenografa. Ha una borsa dall’alto tasso di tecnologia. Ecco il portale, i cavi, i cellulari. Il tutto insomma. Passano altri minuti. Arriva un avvocato da fuori. Cerca un fascicolo che non c’è ancora. Arriverà.
Mi chiede se sono la sua parte civile. No, rispondo io. Devo solo prestare giuramento. In bocca al lupo mi dice lui. Ne avrà bisogno. Usi il presente, controbatto io. Così potrò iniziare con il piede giusto. Sorride.
Arriva la cancelleria. E’ nervosa. Piena di appunti. Alcuni avvocati le si avvicinano. Alcuni per salutarla. Lei ricambia calorosamente. Altri per farle domande. Non è il momento. Mi vede. Mi chiama e mi dice di prepararmi.
Indossi la toga. Il Collegio sta per arrivare. Io rido. Non avevo mai messo la toga. Ride pure lei. Però le dona. Dovrebbe venire più spesso da queste parti. Anche l’avvocato di prima concorda. Suona la campanella. Entra il Collegio. Fermi tutti, manca ancora la Procura Generale. Arriva. Siamo pronti. L’aria di paramenti è scomparsa. Il Presidente mi invita a prestare giuramento. Lo leggo. Non so se lo sento. Lo pronuncio. Firma mia, firma sua. E’ andata. Manca quella della Procura. L’appone con tanti auguri. Ricambio. Saluto tutti. Tolgo la toga e inizio.

lunedì 17 ottobre 2011

Ma che discorsi

E' da stamattina che ascolto discorsi, monologhi, massime d'esperienza e di filosofia. Profumo di donna. Un film da vedere. Woody lo conosco. Lo capisco. Lo vivo. Torna però il buon Freccia a dettare passo e cadenza. Giurin giurello, domani vediamo se è vero. Cosa serve. Credo la voglia di entrare nel mio schema. Poi sta a me dosare. Principio fondamentale, la ricerca. Vada per l'insoddisfazione di fondo che ormai non avverto più come ostile. Vada per la morale di Tiziano, per il particolare che per me è regola generale. Ho come l'impressione, a volte, di sprecare tempo ed occasioni. Tengo così tanto a quell'equilibrio che mi porta fuori di casa quando è ancora troppo freddo per uscire. La riscoperta dell'acqua calda. Della pasta che c'andrebbe messa dentro. Ho voglia di vivere. Di vedere tutto ciò che ho già visto. Solo dopo, però, aver visto tutto il resto. Ho voglia di rifare tutto ciò che ho fatto finora. Contemporaneamente però a tutto quello che non ho ancora fatto. Sempre sincero. A volte protettivo. Altre, altre volte spaventato. Le domande son quelle di chi vede già nell'altra l'idea delle parole che si vanno a pronunciare. A dar dell'intelligente guardando gli occhi, quasi mai si sbaglia.
Predico semplicità che non ho. La vicinanza stimola il pensiero. Limite, confine, strumento. Sembra il titolo di un tema di quinta. Vecchie foto. Vecchi documenti. Nuovi colori, quadri, parole, musiche.

sabato 15 ottobre 2011

Vieni avanti cretino

Caffè con humor. E' sabato. Piccola carrellata degli errori, delle occasioni perse e di quelle alle quali una possibilità non l'ho neppure data. A sbagliare non si dovrebbe far peccato. Mi piace il punto della scelta presa al momento. Fatemi la stessa domanda ogni giorno e, molto probabilmente, ogni giorno avrete una risposta diversa. La costanza come sponsor di vita ma anche come cartellino giallo dopo il fallo in scivolata. Un pò come Pelù. Prendermi il mio tempo. E' un equilibrio dentro. Troppo profondo il mio per essere usato di giorno in giorno. Ne serve altro. Serve quello che da la felicità. Nella cena in centro, nel sesso che ne segue. Nel volo da prendere per l'andata ed in quello per il ritorno. Cambierebbe davvero poco con una bonneville sotto al culo. Sarei diverso soltanto io. Perchè infondo è come ci percepiscono che conta.
Sono riservato, introverso ed estroso.

lunedì 10 ottobre 2011

Mou sarebbe orgoglioso di me...

Uno tituli.
Forse la ragione di tanto silenzio. Più probabile la ragione dell'ispirazione altrove. Ed allora non è questione di trovare minuti che troppo spesso abbondano, nè di pensare pensieri che è attività, per fortuna, incessante. E' l'essere fisso sull'obiettivo. Uomo in carriera in un certo qual modo. Ma way. Nessuno dice pure Free way. Come Ponch sulla moto.
Pensavo di essere sempre venuto meglio come amante che come prima scelta. Vivo il venerdì sera d'evasione al Joyce, con entrecote di Angus e negroni. Vivo l'aperitivo del sabato con chi credo avrebbe potuto essere. Vivo il rientro a casa come liberazione. Vivo e, ora, lascio vivere. Trovo intangibile la domenica. Ritrovo il mio cane ad aspettare il momento della passeggiata. Ritrovo serenità nel riappropriami del mio tempo. Trovo il gusto nel Conte di Montecristo e riscopro titolo che vorrei leggere. Dipingo. Perchè ora è la fantasia a ritornare.
Nonostante questo, vado ancora di mille interrogativi. La mia carriera deve ancora iniziare. Sono un cento metri dietro alla partenza. A ventotto anni da compiere tra poco, è un pò pochino. Cambia poco. Cambia nulla per dir la verità.
Ridi stronzo. Perchè è così che si fa. Perchè l'ottimismo non è un profumo. E' una formula segreta. Perchè la reazione è un modo d'essere. Ed io voglio essere. Voglio essere l'appartamento davanti al Morlacchi. Voglio essere ciò che sento possa trasmettere ciò che sono. Non vuol dire nulla. Lo so.
Welcome to the jungle.

martedì 21 giugno 2011

La stanza accanto.

Salti in banco, in mente e agli occhi. Che sia quella in procura. Quasi a vedere il sogno abbandonato. Non è così. Non ci credo. Non lo sento. Forse si. C'è solo da ammetterlo. Si torna alla casa base, al punto 0 all'origine dei venti. Domande sull'esistenza che portano al nulla. Sono io. Mi conosco. Chiunque non ha le stesse certezze e sicurezze, chieda pure. Che mai si dica di non aver dato risposta a domanda. Rifaccio il cammino, stavolta di corsa. Velocemente. Vedo solo i mezzi traguardi. Oggi quasi non avverto la fatica di ieri. Sento quella odierna però. Stringo i denti. Oggi è così. Bit. Colonne sonore. Numeri presi e mai usati. Le domande. La molla.