Caffè con humor. E' sabato. Piccola carrellata degli errori, delle occasioni perse e di quelle alle quali una possibilità non l'ho neppure data. A sbagliare non si dovrebbe far peccato. Mi piace il punto della scelta presa al momento. Fatemi la stessa domanda ogni giorno e, molto probabilmente, ogni giorno avrete una risposta diversa. La costanza come sponsor di vita ma anche come cartellino giallo dopo il fallo in scivolata. Un pò come Pelù. Prendermi il mio tempo. E' un equilibrio dentro. Troppo profondo il mio per essere usato di giorno in giorno. Ne serve altro. Serve quello che da la felicità. Nella cena in centro, nel sesso che ne segue. Nel volo da prendere per l'andata ed in quello per il ritorno. Cambierebbe davvero poco con una bonneville sotto al culo. Sarei diverso soltanto io. Perchè infondo è come ci percepiscono che conta.
Sono riservato, introverso ed estroso.
sabato 15 ottobre 2011
lunedì 10 ottobre 2011
Mou sarebbe orgoglioso di me...
Uno tituli.
Forse la ragione di tanto silenzio. Più probabile la ragione dell'ispirazione altrove. Ed allora non è questione di trovare minuti che troppo spesso abbondano, nè di pensare pensieri che è attività, per fortuna, incessante. E' l'essere fisso sull'obiettivo. Uomo in carriera in un certo qual modo. Ma way. Nessuno dice pure Free way. Come Ponch sulla moto.
Pensavo di essere sempre venuto meglio come amante che come prima scelta. Vivo il venerdì sera d'evasione al Joyce, con entrecote di Angus e negroni. Vivo l'aperitivo del sabato con chi credo avrebbe potuto essere. Vivo il rientro a casa come liberazione. Vivo e, ora, lascio vivere. Trovo intangibile la domenica. Ritrovo il mio cane ad aspettare il momento della passeggiata. Ritrovo serenità nel riappropriami del mio tempo. Trovo il gusto nel Conte di Montecristo e riscopro titolo che vorrei leggere. Dipingo. Perchè ora è la fantasia a ritornare.
Nonostante questo, vado ancora di mille interrogativi. La mia carriera deve ancora iniziare. Sono un cento metri dietro alla partenza. A ventotto anni da compiere tra poco, è un pò pochino. Cambia poco. Cambia nulla per dir la verità.
Ridi stronzo. Perchè è così che si fa. Perchè l'ottimismo non è un profumo. E' una formula segreta. Perchè la reazione è un modo d'essere. Ed io voglio essere. Voglio essere l'appartamento davanti al Morlacchi. Voglio essere ciò che sento possa trasmettere ciò che sono. Non vuol dire nulla. Lo so.
Welcome to the jungle.
Forse la ragione di tanto silenzio. Più probabile la ragione dell'ispirazione altrove. Ed allora non è questione di trovare minuti che troppo spesso abbondano, nè di pensare pensieri che è attività, per fortuna, incessante. E' l'essere fisso sull'obiettivo. Uomo in carriera in un certo qual modo. Ma way. Nessuno dice pure Free way. Come Ponch sulla moto.
Pensavo di essere sempre venuto meglio come amante che come prima scelta. Vivo il venerdì sera d'evasione al Joyce, con entrecote di Angus e negroni. Vivo l'aperitivo del sabato con chi credo avrebbe potuto essere. Vivo il rientro a casa come liberazione. Vivo e, ora, lascio vivere. Trovo intangibile la domenica. Ritrovo il mio cane ad aspettare il momento della passeggiata. Ritrovo serenità nel riappropriami del mio tempo. Trovo il gusto nel Conte di Montecristo e riscopro titolo che vorrei leggere. Dipingo. Perchè ora è la fantasia a ritornare.
Nonostante questo, vado ancora di mille interrogativi. La mia carriera deve ancora iniziare. Sono un cento metri dietro alla partenza. A ventotto anni da compiere tra poco, è un pò pochino. Cambia poco. Cambia nulla per dir la verità.
Ridi stronzo. Perchè è così che si fa. Perchè l'ottimismo non è un profumo. E' una formula segreta. Perchè la reazione è un modo d'essere. Ed io voglio essere. Voglio essere l'appartamento davanti al Morlacchi. Voglio essere ciò che sento possa trasmettere ciò che sono. Non vuol dire nulla. Lo so.
Welcome to the jungle.
martedì 21 giugno 2011
La stanza accanto.
Salti in banco, in mente e agli occhi. Che sia quella in procura. Quasi a vedere il sogno abbandonato. Non è così. Non ci credo. Non lo sento. Forse si. C'è solo da ammetterlo. Si torna alla casa base, al punto 0 all'origine dei venti. Domande sull'esistenza che portano al nulla. Sono io. Mi conosco. Chiunque non ha le stesse certezze e sicurezze, chieda pure. Che mai si dica di non aver dato risposta a domanda. Rifaccio il cammino, stavolta di corsa. Velocemente. Vedo solo i mezzi traguardi. Oggi quasi non avverto la fatica di ieri. Sento quella odierna però. Stringo i denti. Oggi è così. Bit. Colonne sonore. Numeri presi e mai usati. Le domande. La molla.
martedì 14 giugno 2011
così come quelli un pò come me....
"Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo nè contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perchè il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro”.
lunedì 30 maggio 2011
C'è Prince
ed allora che Purple Rain sia.
Vivo il blocco della mia creatività. Uscirne a forza di terapia d'urto. Vivo le mie colonne sonore. Ripromesso di comprare un paio di cd insospettabili. Vivo il progetto, al costruzione e la realizzazione. Non conto i soldi che spendo. Conto maniacalmente quelli che non incasso. Sti cazzi. Teoria del big bang alla fine della fiera.
Avevo messo in cantiere il corso d'inglese, il master, la moto e la vacanza coast to coast. Clichè.
Sono il mio studio e i libri che compro. Sono la continua ricerca della compagna che voglio. La pigrizia dei spostamenti. Sono le mia due paia di scarpe. Sono quelle ginnicche, da ricomprare.
Vivo il blocco della mia creatività. Uscirne a forza di terapia d'urto. Vivo le mie colonne sonore. Ripromesso di comprare un paio di cd insospettabili. Vivo il progetto, al costruzione e la realizzazione. Non conto i soldi che spendo. Conto maniacalmente quelli che non incasso. Sti cazzi. Teoria del big bang alla fine della fiera.
Avevo messo in cantiere il corso d'inglese, il master, la moto e la vacanza coast to coast. Clichè.
Sono il mio studio e i libri che compro. Sono la continua ricerca della compagna che voglio. La pigrizia dei spostamenti. Sono le mia due paia di scarpe. Sono quelle ginnicche, da ricomprare.
venerdì 15 aprile 2011
Maria
Trovo difficoltà nel comprendere le cure e le attenzioni che gli essere umani si riservano nei momenti più difficili della loro vita. Le comprendo, le capisco e potrei ammettere pure di condividerle, a patto di capirne il perché dell’eccezionalità.
Ero piccolo o meglio non ero ancora tanto grande da capire il significato della morte di un padre che perché era nonno. Ho assaggiato il dolore del percorso che, col sennò di poi, ha permesso di vivere come liberazione il momento.
Oggi mi trovo ad entrare in una casa nella quale due fratelli di cinquant’anni convivono con il loro padre, mentre la sorella più grande è ad assistere la madre.
Ho osservato e subìto l’assoluta incapacità di decidere di un marito che ha visto sdoppiarsi la propria vita in sessant’anni di matrimonio.
Ho osservato la lucidità mia, di mio fratello e di mia cognata nell’analizzare la situazione. Ho mentito cercando di dir la miglior verità possibile.
Per anni ho sentito mamma arrabbiarsi, sbattersi, piangere per un affetto che i propri genitori non le hanno mai riservato. Per gli stessi anni l’ho vista prodigarsi, correre, non dormire, spaventarsi e preoccuparsi per quegli stessi genitori. L’ho vista non commettere gli stessi errori. L’ho difesa, cercando alla fine di far ciò che più le stava a cuore, sentirsi una buona figlia. Non è la morte a darmi pensiero. L’impotenza di tutti sull’evento porta a volermi concentrare sugli effetti. Ho vissuto tutto ciò anni fa. Con la crescita alcune paure son venute meno, altre sono scomparse. Vedo mio fratello, futuro padre, preoccuparsi di come poter parlare con la nostra, di madre. Chiedere consiglio a me, come se io avessi un modo. Io un modo non c’è l’ho. Non ho neppure una soluzione. Ho la certezza del calore che sento. Mi piace la mia famiglia, con tutti i difetti annessi.
Ero piccolo o meglio non ero ancora tanto grande da capire il significato della morte di un padre che perché era nonno. Ho assaggiato il dolore del percorso che, col sennò di poi, ha permesso di vivere come liberazione il momento.
Oggi mi trovo ad entrare in una casa nella quale due fratelli di cinquant’anni convivono con il loro padre, mentre la sorella più grande è ad assistere la madre.
Ho osservato e subìto l’assoluta incapacità di decidere di un marito che ha visto sdoppiarsi la propria vita in sessant’anni di matrimonio.
Ho osservato la lucidità mia, di mio fratello e di mia cognata nell’analizzare la situazione. Ho mentito cercando di dir la miglior verità possibile.
Per anni ho sentito mamma arrabbiarsi, sbattersi, piangere per un affetto che i propri genitori non le hanno mai riservato. Per gli stessi anni l’ho vista prodigarsi, correre, non dormire, spaventarsi e preoccuparsi per quegli stessi genitori. L’ho vista non commettere gli stessi errori. L’ho difesa, cercando alla fine di far ciò che più le stava a cuore, sentirsi una buona figlia. Non è la morte a darmi pensiero. L’impotenza di tutti sull’evento porta a volermi concentrare sugli effetti. Ho vissuto tutto ciò anni fa. Con la crescita alcune paure son venute meno, altre sono scomparse. Vedo mio fratello, futuro padre, preoccuparsi di come poter parlare con la nostra, di madre. Chiedere consiglio a me, come se io avessi un modo. Io un modo non c’è l’ho. Non ho neppure una soluzione. Ho la certezza del calore che sento. Mi piace la mia famiglia, con tutti i difetti annessi.
venerdì 11 marzo 2011
E se son tornati pure i Pearl Jam, figuriamoci io dopo un pò di febbre.
Chissà come ci si tiene informati su come vanno le cose nel mondo senza tv per guardare i telegiornali e senza radio per ascoltarli. Chissà perchè si crede di dover necessariamente ammazzare il tempo nell'attesa. Ma di chi? Ed allora si va di fantasia, si prova a chiedere gli occhi e veder se morfeo o l'uomo dei sogni passano a far quattro chiacchiere.
La libertà e l'intelligenza stanno anche nel prendere le misure a chi ci sta intorno, nel capire il loro momento di slancio, nell'osservarli felici mentre prendono la rincorsa e si godono il buon risultato. Non credo sia tutto un cerchio. Preferisco le figure angolari, ammesso che esistano. Trovo noia nel mal di testa e pure il suo contrario. E' un segnale, come altri, come tanti.
Chissà mi ostino a chiedermi qual'è la mia strada, se tanto ci cammino sempre sopra, senza aver mai il dubbio che non sia la mia.
Che sia più intelligente cambiare domanda, e chiedersi qual'è l'arrivo.
La libertà e l'intelligenza stanno anche nel prendere le misure a chi ci sta intorno, nel capire il loro momento di slancio, nell'osservarli felici mentre prendono la rincorsa e si godono il buon risultato. Non credo sia tutto un cerchio. Preferisco le figure angolari, ammesso che esistano. Trovo noia nel mal di testa e pure il suo contrario. E' un segnale, come altri, come tanti.
Chissà mi ostino a chiedermi qual'è la mia strada, se tanto ci cammino sempre sopra, senza aver mai il dubbio che non sia la mia.
Che sia più intelligente cambiare domanda, e chiedersi qual'è l'arrivo.
venerdì 4 marzo 2011
Terzo Venerdì.
Oggi sento il peso, non ho voglia di comunicare e nelle occasioni in cui m’è capitato, m’è riuscito male. Verrò capito, almeno spero. E’ da un po’ di giorni che mi viene in mente di aver osservato con profitto alcune cose. In ordine di importanza ho notato che il mio cane compie un salto al posto del passo necessario ad arrivare alla cosa che andrà a mordere. Poi ho notato che la rutinarietà di sveglia ed abitudini coinvolge tutti, ma che quando sono in ritardo, lo sono solo io. Ho notato che coloro i quali hanno provato ad aprire la mia porta son sempre entrati con difficoltà, tutti tranne quelli che la aprivano per errore. Ho notato pure che ciò che mi manca e ciò che non posso avere e, paradossalmente, per il quale non ho mai lavorato. Oggi sento il peso perché la mancanza di comunicazione crea questo. Certo, conoscendosi il problema dovrebbe potersi ovviare, ma ciò non toglie
martedì 11 gennaio 2011
Olio su tela
La mia capacità di guardare avanti mi impone di non poter vedere cosa c'è sotto al mio grosso naso. Difficile da ammettere ma ha ragione chi mi ripete l'importanza di vivere il presente, tralasciando l'ossessione del futuro e dei progetti che porta con sè. Conosco l'oggettivo e lo schifo. Son così è se vi pare. Non riesco a far cose se non sono convinto, non voglio includer persone che non ho la certezza di portar nella tomba. Vivo di sogni ed utopie. Lo stimolo, la capacità di adeguamento. La voglia di ricever gli uni e gli altri. Mobilia. A cercar la miglior sistemazione possibile. Affitto alto. Nonostante ciò per divenir grande ancora molta strada. Testimone di nozze. Dr. La targa dirà se lo son davvero o è millantato credito di competenza il mio. La situazione ha degli aspetti innegabilmente eccitanti. Soffro di insonnia. Pochi soldi in ballo, per me comunque tutto. Ed allora sorridi stronzo. Occhio al tavolino da fumo, alla libreria che da parete servirà. Abbozzo sulla scrivania ma attendo lo scrittoio. Ibook per realizzar un sogno. Certo sarebbe un mese d'affitto in più. Non lo so. Tappeti non persiani. Ikea. Serve stile. Io fare tutto in legno di noce. Fortunatamente non è ignifugo. La norma non lo permette. Non permette lo sperpero. Mi domando se il talento paga, se ne ho da vendere e perchè una volta il mezzo di pagamento era proprio il talento.
lunedì 22 novembre 2010
Lunedì
La sensazione è quella di aver perso l’ispirazione. Quasi a dir la ragione. Benché ispirazione e ragione son per natura e modi d’esser opposti più che sinonimi. Forse solo fuori tempo, fuori moda. Leggero. In molti momenti lo sono. Come quanto vado al cinema, compri i biglietti per “stanno tutti bene” e mi ritrovo in una poltrona scomodissima a biasimare quel povero diavolo di un De Niro a cui, non va proprio tutto bene. Un po’ come faccio con i miei pareri. Buone parti, direi che l’obiettivo è colto nel maggior numero dei casi. Ma manca qualcosa.
L’ispirazione, per l’appunto.
Ciò che non mi piace è l’espressione di chi vorrebbe influenzarti con le sue risposte, atteggiamenti. Per quanto pesino come macigni, ottengono il risultato opposto. Il bello è che non bisogna far e veder le stesse cose. Nelle differenze, saper parlare, parlarne è gran parte della felicità che posso provare.
Al diavolo. Il rispetto, delle persone, dei tempi. Con osservanza chiudere l’atto. Tanto era dovuto, se solo non puntassi così tanto. L’assenza di paracadute ha caratterizzato gli ultimi anni. Fesso si, ma con intelligenza.
Vada per l’ennesimo lancio, vada per la passione ancora non nata per il golf. Le rinunce di giornata. Faccio questo lavoro per passione, perché è la sola fonte di un minimo reddito che io possa intuir di avere, e perché poco se non null’altro so fare.
Abuso del diritto. Peccato sia già uscito lo scorso anno.
L’ispirazione, per l’appunto.
Ciò che non mi piace è l’espressione di chi vorrebbe influenzarti con le sue risposte, atteggiamenti. Per quanto pesino come macigni, ottengono il risultato opposto. Il bello è che non bisogna far e veder le stesse cose. Nelle differenze, saper parlare, parlarne è gran parte della felicità che posso provare.
Al diavolo. Il rispetto, delle persone, dei tempi. Con osservanza chiudere l’atto. Tanto era dovuto, se solo non puntassi così tanto. L’assenza di paracadute ha caratterizzato gli ultimi anni. Fesso si, ma con intelligenza.
Vada per l’ennesimo lancio, vada per la passione ancora non nata per il golf. Le rinunce di giornata. Faccio questo lavoro per passione, perché è la sola fonte di un minimo reddito che io possa intuir di avere, e perché poco se non null’altro so fare.
Abuso del diritto. Peccato sia già uscito lo scorso anno.
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